PROSE POESIE E SCRITTI VARI

27 - 3 - 1995

Mio Dio, mio Dio!
La gente parla, parla, parla: quanti eroici discorsi e quali alti ideali!
Ipocriti.
Ridono. Si divertono godendo delle miserie altrui.
O Signore, quale spreco di eccelse menti umane!
Non vorranno finire come cibo per vermi, sporca melma calpestata da infinite altre persone!?
Resto a guardare in silenzio, e a vivere, per passare il mio poco tempo. Devo ascoltare le sciocchezze di un’ epoca che si nutre di piccole storie e di guerre.
Grandi uomini per grandi imprese!
Quanta magnificenza! Che ricchezza e che onore!
…letame.
Puro letame ricoperto di pietosa presunzione.

Signore, fa che anch’io smetta d’essere così…


29 - 3 - 1995

Signor mio, comprenda che a noi, povera gente, che non sa la filosofia e le lingue e che sa appena far di conto, per le cose nostre di tutti i giorni, a noi dico, queste cose non interessano.
E se anche ce ne curassimo, non potremmo comprenderle.
Lei dice che uno che muore, muore per ricchi e poveri, per padroni e servi.
Ma vede, se è uno di noi, le gente dice ‘così vanno le cose’, e lo mette nella terra senza nemmeno una croce di legno. Se è uno di voi, la gente dice ‘che tragedia!’, e lo mette in una bara d’ebano, con una lapide in marmo.
Sa, per noi uno che muore si libera della miseria, e va in Paradiso, perché siamo gente semplice, non conosciamo i peccati di voi ricchi, che sapete leggere e conoscete il latino, e che avete tutti quei libri che noi, che siamo timorati di Dio, non osiamo neppure nominare.
E solo in paradiso la povera gente sta bene.
Signor mio, creda, pensi ai suoi morti, che lasciano tutte codeste ricchezze.
Ai nostri, di morti, ci pensiamo noi, ché la vostra pietà non li farà riposare in pace.


CAPITOLO A PARTE

Padre, odi stormir le colombe, i grilli cantare, il vento muover le foglie?
O Padre, sento solo il battito del mio cuore!
Ricordo ancora di un tempo lontano, quando ascoltai, dolce, una musica.
Allora riempiva la mia anima e i miei pensieri, tutti.
E per Essa, Padre, ho attraversato mari, monti; solcato fiumi e valli; ho sentito il sole bruciarmi il viso e il gelo paralizzarmi le ossa, la melma ricoprire i miei arti.
Ora sono stanco, la fatica riempie le mie giornate.
Il ricordo di Quella musica ha lasciato posto alla noia.
Ho fatica a respirare, il fiato manca. Non riesco a mangiare, perché i denti cadono ad uno ad uno…
E a parlare, perché le mie parole, ormai, si disperdono nell’aria, insensate e prive di meta, e la mia bocca è piena di giustificazioni e di frasi che si ripetono una dopo l’altra.
Padre, Padre Mio, mi sento così solo e perso.
Quale senso ha avuto tutto questo?
Padre, aiuta tuo figlio, che ora è stanco di vivere.


8 7 1996

Il conflitto interiore emerge dal mio intimo senza nessuna possibilità di aborto.


25 7 1996

La convulsa massa di gente che mi circonda, mi sembra sconosciuta e non trovo giustificazioni per le enormi paranoiche sofferenze che accompagnano le mie ore.
Non mi bastano le persone e i volti affezionati che quotidianamente mi sorridono. “Lui” non è che in me e di quel suo profumo e di quella sua presenza ho bisogno costantemente.
Il mio stesso sangue ne desidera testardamente il contatto.
Solo un perverso meccanismo di autodistruzione scattato in me senza logica, può spiegare il cieco cedere alla voglia di averlo addosso anche per una sola volta.
Non mi resta che la mia scontata stupidità.


24 01 1997

Questa è una cosa che avrà certamente notato Signore.
Voglio dire, la casa è molto più bella, è ordinata. E guardi i mobili, e gli specchi, e tutto questo sole dalle vetrate!
…come?
Lei continua a soffrire?
Beh, non si può avere tutto dalla vita, salviamo almeno l’ apparenza.


I RACCONTI DI FLO

La signora Flo in realtà non era una signora. Aveva ventisei anni.
Aveva, perché ora non ne ha.
La signora Flo non si è mai sposata e non ha mai voluto figli.
E infatti non ne ha. Anzi, non ne ha avuti.
D’inverno di solito passava il tempo scrivendo e bevendo latte caldo, o the, è uguale, tanto non prendeva comunque ne’ dolce ne’ biscotti.
Ha scritto così tanto che le si sono consumate le mani.
E ha pianto così tanto che le si è spento il cuore.
Scriveva di sogni e di desideri, che poi ha smesso di avere.
La signora Flo ha smesso qualsiasi cosa.
Solo ora è tranquilla. Ovunque sia.
Ha aspettato che il tempo le consumasse tutta la forza e la speranza.
Ora non ha più bisogno ne’ di forza ne’ di speranza.
Forse.


29 – 9 – 1998

Il vecchio signore guardava fisso.
Non so cosa, ma guardava.
Aveva già scordato i lontani giorni, in cui tutto sembrava sfuggirgli di mano, e lui si affrettava a rincorrerlo, il Tutto.
Niente ha più importanza ormai.
Il suo cuore conta i battiti, e la malattia divora il suo cervello.
Ha gli stessi vestiti. Ogni giorno.
E’ vedovo, da sempre.
La cravatta stinta e la camicia sudata, stavano bene su quel corpo rugoso.
Malato, pensai.
Malato vecchio sporco dimenticato inutile solo… Malato.
Provai una lacerante fitta di indifferenza, e stentai a riconoscerla.
L’ avevo confusa per compassione, e me ne ero vantato.
Ora avevo capito.
Passai ore a osservarlo.
Quello era il mio futuro, e dovevo impararlo a memoria.


25 10 1998

L’ enorme massa di grasso le impediva di sentire il colpo.
Indifferente proseguiva a camminare, dopo la bastonata.
Ondeggiava, e teneva la testa bassa, verso il suolo. Non potevo biasimarla. Si era allenata a non soffrire.
Riusciva a non piangere, ormai, da tanto di quel tempo, che gli occhi le si erano inariditi.
Per questo era cieca, voglio credere.
Aveva un vecchio bastone, martellante quando camminava.
Ed un cane per ciechi, la sua ultima consolazione. Le erano morti due figli in guerra.
Per fortuna, non se ne ricordava.
L’ unico motivo per cui era ancora viva.


IL PUBBLICO

“Signori, Signori! Calma per favore…non c’è nulla di cui allarmarsi! Per favore Signori, e voi…Signore ( con tono di sdegno ), un po’ di contegno! Sedetevi…Dunque…la Direzione si scusa…Signora, faccia sedere suo figlio…dicevo, la direzione si scusa per il malcapitato, e intende rimborsarvi la metà del biglietto. La metà, certo, perché comunque avete assistito a buona parte dello spettacolo, che spero, anzi, sono sicuro abbiate gradito. E perché tale spettacolo andrà avanti! Certo, con un attore in meno, ma in fondo il teatro è anche questo! Quindi vi prego di riprendere i vostri posti…ecco, sì. Dovete avere solo un attimo di pazienza…giusto il tempo di ripulire il palcoscenico dal sangue. ( pausa ) Bene…grazie per la comprensione. Siete davvero un pubblico meraviglioso! La Direzione vi augura un buon proseguimento di serata. Buonasera e grazie”.

Così il Direttore in frac al pubblico in sala.


CAPITOLO II

E cosa hai imparato, adesso?
Sei soddisfatto? Hai trovato quello che cercavi?
Hai chiesto il mio aiuto, ed io, cieco, ti ho assecondato.
Perdonami, ma sono solo un povero vecchio, con un solo figlio e un solo cuore…
Ma tu, ora, cosa potrai mai più raccontarmi dei tuoi viaggi e dei tuoi sogni…e lascerai sola tua madre, e me!
Sciocco!
Perché non ho capito prima?! Perché ho sperato che tu non potessi volere veramente questo?
Non hai più voce, ora. La tua pelle, come è pallida, e i tuoi occhi sono pieni di lacrime…o sono i miei?
Sarò sempre sporco del tuo sangue…
Puoi sentire il mio cuore? Mentre ti stringo, figlio mio, puoi sentire il mio cuore?
Morirai, e io con te…stupido stupido stupido…Adorato Figlio Mio…